mercoledì 7 settembre 2016

La chiave di Sara

Per la #reading challenge ero alla disperata ricerca di un romanzo che mi permettesse di selezionare una categoria in particolare, ovvero quella dove il personaggio del romanzo avrebbe dovuto fare il mio stesso mestiere. Ora, trovare qualcuno che progetti centri benessere è un po' troppo riduttivo come metodo di ricerca, così ho dovuto allargare il campo e farmi andar bene architetti, progettisti, geometri, grafici.
L'illuminazione l'ha avuta mia mamma, che mi ha consigliato questo romanzo dove il marito della protagonista - personaggio comunque con parte attiva nell'arco della storia - è architetto.
Grazie mamma!

La chiave di Sara
A metà luglio del 1942, a Parigi, la polizia francese effettua un rastrellamento di ebrei su ordine delle forze tedesche: verranno portati tutti al Velodromo d'Inverno, e da qui successivamente ai campi di concentramento da cui non faranno mai ritorno. Tra le persone obbligate a questa tortura ci sono Sara ed i suoi genitori, mentre il fratellino Michael è riuscito a nascondersi ed a scappare alla cattura. Sara farà di tutto per scappare e tornare a salvare il fratello.
Parigi, anni 2000. La giornalista Julia, insieme al marito e alla figlioletta Zoe, si trasferiscono in un nuovo appartamento da ristrutturare. Tra un'articolo da scrivere e i lavori da fare, Julia si troverà a dover affrontare proprio la storia di Sara, legata a doppio filo con la propria esistenza.

Il mio giudizio va sicuramente diviso in base alle due storie presenti nel romanzo: quella ambientata durante la guerra e quella moderna.

Attenzione, spoiler in arrivo!

La parte storica mi è piaciuta fino ad un certo punto. Nel senso che secondo me avrebbero dovuto essere approfonditi diversi punti: si parla del rastrellamento del Velodromo d'Inverno - fatto reale - ma non si percepisce la paura che sicuramente attanagliava gli ebrei in quei frangenti; si descrive la fuga della piccola Sara che riesce là dove milioni di ebrei hanno miseramente fallito, ovvero facendo un buco e corrompendo un soldato - è veramente una cosa fattibile?; scoprono il corpo del povero Michael dopo mesi e mesi nascosto in un armadio, e nessuno in casa si lamenta della puzza?
Quindi sì, la parte storia mi è piaciuta ma ahimè è ricca di particolari che la rendono un pochino banale.

La parte moderna idem come sopra. Nel senso che molti particolari e molte storie sono state lasciate incompiute - o erano inutili fin dall'inizio. La protagonista ad un certo punto è incinta: a cosa serve? Vuoi farmi pensare al fatto che si strugga dal dolore paragonando suo figlio ai bambini ebrei? Ok, ma scrivilo, falle pensare qualcosa, falle dire qualche parola in merito. Niente, silenzio assoluto. Per non parlare della figlioletta Zoe - inutile - e del povero figlio ignaro di Sara che compare e scompare come una meteora.
Quindi sì, la parte moderna mi è piaciuta per tutta la fase di ricerca e studio del passato ma ahimè è ricca di particolari che la rendono un po' troppo banale.

Romanzo nel complesso promosso, senza ombra di dubbio, meritevole del fatto di raccontare un evento della guerra poco conosciuto e spingere così i lettori più curiosi ad informarsi in merito.

1 appunti di viaggio:

Silvia - Banana e cioccolato ha detto...

Non ho letto il libro ma ho visto il film (in cui la protagonista tra l'altro è una delle mie attrici preferite: Kristin Scott Thomas) e anche se mi è piaciuto mi ha lasciato alcune delle tue perplessità, soprattutto sulla fuga e sulla puzza di cadavere! La storia comunque è bella e il film appassionante. Ma soprttutto mi ha fatto conoscere un episodio del nazismo che non conoscevo assolutamente.