venerdì 24 giugno 2016

Il libro di Julian

Romanzo letto per le staffette, è il seguito di un altro libro che ho amato moltissimo, Wonder.
In realtà non è un seguito vero e proprio, ma la stessa storia del primo capitolo narrata dal punto di vista di Julian, uno degli altri personaggi.

Il libro di Julian
A scuola viene ammesso un nuovo bambino, August, e Julian, insieme ad altri suoi compagni, è incaricato di fargli da supporto ed aiutarlo nel'inserimento in classe.
All'inizio i genitori di Julian sono entusiasti di questo incarico, ma ben presto si ritroveranno a far fronte agli incubi notturni del figlio. Incubi, a suo avviso, causati dalla malformazione di Auggie.
Julian reagisce a questa sua paura facendo quello che gli viene più naturale: insultare il nuovo compagno, istigare i suoi amici a fare altrettanto, darsi il titolo di bullo della scuola e vessarlo in continuazione.
Fino a quando non verrà sospeso, e l'ingresso in scena di nonna Rosa non gli farà fare i conti con la realtà.

Lo ammetto: avevo grandi aspettative su questo romanzo, visto e considerato che il capitolo precedente mi era piaciuto veramente tanto. Ma le aspettative, si sa, il più delle volte rimangono a bocca asciutta.
Come in questo caso.

Non posso dire che non mi sia completamente piaciuto, per un semplice motivo: lo stile è perfetto.
Nessun errore, nessun refuso, impostazione veloce e capitoli corti. Studiato tutto ad oc per entrare nelle grazie dei lettori. E ci riesce, in pieno.

La parte che non mi è piaciuta non è nemmeno la storia perchè, dopotutto, pensandoci a mente fredda, ha un suo perchè: è un romanzo, alla base, per ragazzi, e non gli si può certo procrastinare un saggio o un mattone colossale. E' di facile comprensione, ha un inizio ed una fine, ha una arte centrale ben trattata.

Ma non si può trattare un argomento come il bullismo in 150 pagine.
Non si può.

Non si può dare la colpa esclusivamente ai genitori, incapaci, in questo caso, di dare delle regole - e soprattutto dei principi morali - al proprio figlio. Perchè ci sono anche le istituzioni - dov'era il dirigente scolastico? - che devono evitare certi comportamenti. Ci sono anche i professori, i maestri, gli inservienti scolastici che devono vigilare su certi avvenimenti ed allertare chi di dovere, prima che accada il peggio. Ci sono anche i compagni, che non possono - non devono - essere omertosi e far finta di non vedere, di non sentire.

Non si può buttare dentro un personaggio come la nonna e con poche parole far redimere un bambino. Non si può, nemmeno se la storia che racconterà al nipote è di quelle strappalacrime. Perchè a chi si comporta in questo modo non bastano una storiella e due carezze per cambiare, non bastano un sorriso ed una pacca sulla spalla per cambiare. Non bastano.

E non lo dico perchè voglio difendere i bulli.
Così come non lo dico perchè voglio difendere le vittime.

Lo dico perchè sono stata dalla parte della vittime.
Perchè so cosa vuol dire essere vessati, so cosa vuol dire essere derisi per un difetto fisico, so cosa vuol dire quando una classe intera ti guarda, ti indica e ride - non ride con te, ma ride di te - perchè sei sovrappeso, perchè non riesci a correre, perchè hai la pancia, perchè sei una bambina grassa.
Perchè quando per anni ti prendono in giro pensi che sia tu quella sbagliata. Pensi che sei tu ad essere quella in difetto. Pensi che loro hanno ragione, e tu torto. Torto marcio.

Lo dico perchè sono stata dalla parte dei bulli.
Perchè quando passi alle scuole medie, e il bullo è ancora nella tua classe ma prende di mira un'altra tua compagna, timida quanto te, paurosa quanto te, silenziosa quanto te, grassa quanto te, ti scatta qualcosa dentro. E ti viene voglia di vendicarti, e di mollare un pugno al bullo. E poi un secondo, e poi un terzo. Fino a quando sono costretti a dividervi.
Perchè è così che poi passi tu dalla parte dei bulli, di quelli da cui bisogna stare alla larga perchè mettono soggezione, di quelli che hanno i compagni sempre dietro che ti guardano le spalle.

Lo dico perchè essere una vittima ti fa sentire una merda.
Lo dico perchè essere un bullo ti fa essere una merda.

Ma non si può additare nessuno, incolpandolo di essere.
Perchè tutti possiamo essere, contemporaneamente, nell'animo, vittime e carnefici.

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