martedì 5 gennaio 2016

Almeno il cane è un tipo a posto

Primo libro letto in questo 2016.
Che poi letto è un po' riduttivo: divorato direi che è un termine più appropriato.

Almeno il cane è un tipo a posto
Le storie - intrecciate, immischiate, sparpagliate - di un gruppo di famiglie e dei loro vicini di casa. La piccola Margò e suo fratello Massimo, con i genitori sempre di corsa ed una nonna un po' all'antica; l'amica Celeste e una famiglia che finge di amarsi, dove le colpe non sono mai di una persona sola; Stefania ed i suoi problemi di peso, con un padre assente ed una madre modella; il bullo Vito, con i suoi scagnozzi a scuola ma la morte nel cuore; Fiamma e Sara, lesbiche come si dice ora, che fanno voltare tutti in modo sospetto.
E poi Filippo, i compagni di scuola, i primi amori, le amicizie nate per caso e quelle che si portano dentro da una vita, le bugie nascoste e le verità urlate.
Un stralcio di un condominio comune. Uno stralcio di vita.

Sembra un romanzo leggero, uno di quelli che fino a metà viene letto velocemente, col sorriso sulle labbra, colpiti dalla simpatia irriverente della piccola Margò e dalla semplicità di Massimo. Un romanzo che ti porta a scuotere la testa davanti alle prepotenze di Vito o alla maleducazione dei genitori di Edoardo. Un romanzo che fa riconoscere oguno di noi nelle insicurezze di Celeste e Stefania.

Sembra.
Ma come tutti i lavori della Ghinelli è, invece, un romanzo da pugno nello stomaco.

Perchè mi ha fatto pensare ai miei vicini di casa. A come dietro ogni porta di ogni appartamento si possano nascondere vite, gioie e dolori che nessuno di noi può nemmeno immaginare. A come dietro ogni finestra, ogni tenda tirata, ogni luce spenta possa nascondersi un orrore, un amore.
Come nell'appartamento del primo piano, coi nonni malati ed una figlia che non ci pensa due volte a mollar loro il nipote per poi sparire. O nella casa sotto di me, dove la famiglia precedente aveva come unico mezzo di comunicazione l'urlo, le grida. Per non parlare della ragazza single, presentatasi come tipo acqua e sapone e che ora ascolta musica rock a tutto volume, e del vecchietto del piano terra, i cui figli non vedono l'ora di sbatterlo in un centro anziani e ora lo lasciano alla mercè della badante russa.

Perchè mi ha fatto pensare a quando vivevo a Milano, col compagno di classe bullo ma che a me non torceva un capello, finito in galera e con chissà quale passato oscuro. Alla compagna magra magra, con la madre che si lamentava di come non mangiasse mai. All'amichetto cicciotto, che tutti prendevano in giro e che ora fa l'istruttore di fitness, vuoi per passione o vuoi per ripicca. Al vicino di banco con i genitori ricchi che pretendevano da lui la perfezione, e che ora gestisce una discoteca ma ha sempre gli occhi tristi.

Perchè mi ha fatto pensare a me, una piccola Margò in erba, che con la mia aria candida spiazzavo sempre tutti e che son cresciuta a forza di pensieri scritti in un diario.

Perchè mi ha fatto pensare che è vero quando, al telegiornale, tutti gli intervistati rispondono sempre era una così brava persona. Tutti noi abbiamo due facce: quella che mostriamo, e quella che nascondiamo dietro le persiane di case.
D'altronde, solo il cane è un tipo a posto che si mostra sempre per quello che è.

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