sabato 12 dicembre 2015

Venerdì 12 dicembre 2014

Martedì sono andata in palestra, non potevo mancare alla mia lezione settimanale di fitboxe. Rientrata a casa, avevo un leggero dolore al polpaccio. Sarà uno strappo ho pensato. D'altronde domenica ho guidato fino a Grazzano Visconti per vedere quegli squallidi mercatini natalizi, sarà la stanchezza dico tra me e me.
Mercoledì il polpaccio mi faceva ancora male, appoggiavo il piede a terra ed una fitta lancinante mi colpiva in pieno. Ero in ufficio, faticavo a stare seduta da tanto dolore sentivo. Quasi in lacrime ho avvisato la collega che sarei uscita prima. Ho guidato, non so come, fino a casa, e stremata mi sono seduta sul letto. Ti porto dal medico disse deciso mio papà. Poco prima di cena il dottore mi visitò e la sua espressione mi piacque poco: ti faccio una richiesta urgente di un eco-colordoppler, magari non è niente, ma almeno ci togliamo il pensiero disse mentre era già intento a stampare la ricetta col famoso bollino verde.
Giovedì ho chiamato tutti gli ospedali della zona: il primo libero era quello vicino a casa, visita l'indomani mattina alle 8 in punto. Ho passato la giornata a letto, con la gamba dolorante ma non così tanto come quando la appoggiavo a terra: in quei momenti, infatti, provavo un dolore indescrivibile, una sensazione che non riesco tutt'ora a spiegare.
Venerdì mattina ero la prima in attesa davanti alla porta dell'ambulatorio. Il dottore mi visita, passa un apparecchio gelido su e giù per le gambe. Signora, deve andare immediatamente al pronto soccorso, è in corso una TVP e bisogna intervenire immediatamente. Scusi, cos'è una TVP? chiesi spaventata. E' una Trombosi Venosa Profonda, ovvero ha la vena principale della gamba destra completamente otturata. Prendo le sue carte, i suoi fogli, le sue fotografie e me ne vado di corsa al pronto soccorso, con mio padre al seguito. Mi hanno assegnato un bollino giallo, è una cosa urgente.

Entro.
Esami del sangue, di tutti i tipi. Non trovano la vena, ma dopo solo un paio di buchi riescono ad ottenere il quantitativo necessario.
Emogas, ovvero un prelievo di sangue da un'arteria. Un male cane mentre mi infilano l'ago.
ECG, elettrocardiogramma a riposo.
Presto, vada a fare una TAC, è urgente. Mi sdraio sul freddo lettino, liquido di contrasto iniettato, ho caldo, mi agito, devo stare ferma immobile. Presto, prenda i risultati e torni immediatamente al pronto soccorso.
Esami del sangue, di tutti i tipi. Nuovamente. Da un'altra vena, questa volta la trovano nella mano.
ECG, su un fianco questa volta. E comincio a non respirare.

Signora, ora si calmi. Lei ha in corso un'embolia polmonare, ovvero dal trombo che le occludeva la vena nella gamba qualche pezzo si è staccato, e le ha chiuso completamente le arterie di un polmone. Le faremo una flebo di eparina - un anticoagulante - mentre attenderemo che dal reparto la verranno a prendere.
Come a prendere? Devo essere ricoverata?
Signora, lei deve essere operata. Se vuole vivere.

Mi trovo sdraiata su un lettino, con una flebo da elefanti nel braccio.
Arriva poco dopo un'infermiera, che in carrozzina mi porta in reparto. Cardiologia emodinamica.
Mio padre nel mentre era andato a casa, a tranquillizzare mia mamma.
Tempo di ricoverarmi e lo avviso, penso io.
Saliamo, arrivo in camera, ma no, non ho tempo. Mi spogliano, mi fanno sdraiare su un altro lettino gelido, di metallo, stretto stretto. Mi portano in sala operatoria.
Tranquilla, ora le facciamo una leggera anestesia.
Puntura. Male. Ahia.
Catetere infilato. Ora si calmi, se avvertirà una leggera tachicardia è perchè stiamo passando accanto al suo cuore. Eccoci, ci siamo. Tunf. Tunf. Tunf.
3 residui del trombo aspirati, 2 sciolti in loco con una dose di medicinale.
E' tutto a posto. Li abbiamo fermati in tempo dicono i medici. Perchè lì, accanto a me, c'erano due dottori e 4 infermieri.

Passo quindi 15 giorni in ospedale.
Il primo giorno senza potermi muovere dalla posizione nel letto. Ho un foro nell'inguine, deve guarire.
Altri 3 giorni ferma a letto, ma almeno mi posso sedere e girare.
I restanti giorni potevo scendere e camminare, ma solo indossando una calza medicale, di quelle per la circolazione - tutta bianca, ben poco sexy.


La mia reazione a tutto ciò?

Ero diventata la mascotte del reparto: le mie compagne di stanza erano tutte giovani signore di almeno 75/80 anni, ricoverate per infarti, ictus, ischemie.
Ero l'amica degli infermieri: uno era talmente carino che alla fine gli ho pure rifilato il mio numero di telefono.
Ho guadagnato un bel po' di pastiglie da prendere: una alla mattina, per tenere monitorato il mio valore di omocisteina - improvvisamente impazzito; una al pomeriggio, fedele anticoalgulante che mi tiene il sangue liquido come acqua - e che almeno una volta al mese mi obbliga a degli esami del sangue; una alla sera, per evitare problemi di stomaco ed emorragie.
Son stata obbligata a dimagrire, pochi chili per il cardiologo, almeno una decina per la nutrizionista. Ne ho persi 16 in 9 mesi. Una bella soddisfazione.

E rido.
Rido di quello che è successo.
Rido per come è successo.
Rido per come mi guardano tutti quando lo racconto.
Rido per come tutti pensano immediatamente alla morte quando dico embolia polmonare.
Rido per come tutti immediatamente dicono ti è andata bene.

Rido.
Perchè a piangere in certe occasioni sono capaci tutti.
Perchè a piangere e disperarsi, in certe occasioni, non serve a nulla.
Perchè con le lacrime non risolvi i problemi.
Ma col sorriso sì.

Col sorriso cambi una vita.
La mia.
E di tutti quelli che mi sono stati accanto.

3 appunti di viaggio:

acquerello attimo ha detto...

... Caspita, che storia... Effettivamente lì per lì la storia è seria. Poi penso che verrebbe da ridere anche a me. Di sollievo. Di vita ritrovata. Di guai-vaffanculo-sono-ancora-qui. E poi oh... rifilare il numero di telefono all'infermiere... ma quanto ti stimo!! :D
PS: Ora ho capito il senso dell'espressione 'trombo-amico', prima mi dicevo mah, io avevo sempre detto trombamico... :D

Federica ha detto...

sei stata davvero coraggiosa...

e ti abbraccio. punto :)

❤ Bida ❤ ha detto...

KATIUSCIA!!!!
CACCHIO CHE SPAVENTO!!!
Credevo ti fosse successo di nuovo...
anche se il tuo racconto mi sembrava lo stesso, non ne ero sicura...
non fare più una cosa simile, sai che ho una certa età...mi vuoi sulla coscienza?!^__^

Comunque...SONO STRA FELICE che tutto sia andato per il meglio e tu ora stia bene!
Sono moooolto orgogliona di te!
^___^