giovedì 3 dicembre 2015

Il crocifisso del samurai

In realtà questo romanzo mi era stato consigliato per poterlo regalare ad un'amica, ma mi sono lasciata prendere dalla curiosità e ne ho approfittato anche io. Potevo lasciarmi scappare un'occasione del genere?

Il crocifisso del samurai
Kayata, samurai cattolico in forte crisi economica, non riesce a pagare le tasse alle autorità. Di conseguenza, la povera Yumiko, l'unica amata figlia, viene torturata pubblicamente come monito. Questa violenza sarà la scintilla che spingerà tutti gli abitanti del villaggio - uomini, donne, bambini, contadini, ronin, anziani, giovani - alla rivolta. Guidati dall'Inviato del Cielo, si rifugeranno all'interno del castello di Hara e cercheranno con ogni mezzo di non soccombere all'assedio da parte degli uomini dello Shogun.
Mesi senza cibo, con poche armi, allo stremo delle forze, Kayata, Yumiko e Kata, il suo amato, resisteranno aggrappandosi all'incrollabile fede nella Resurrezione.

Il romanzo mi è stato consigliato dopo che ho chiesto: se mi dovessi consigliare un libro che parla del Giappone? E questa è stata la risposta.

E' un libro da pugno nello stomaco. Non di quelli potenti però, di quelli che ti fanno male subito, che ti fanno piegare in due dal male. Al contrario, è un pugno di quelli leggeri, che sembrano non provocare danno alcuno ed invece, col passare del tempo, noti un livido. Piccolo, superficiale. Ma dentro esplode, in tutto il suo dolore.

E' quello che si prova leggendo questo romanzo.
La forza dei giapponesi, ligi alle regole, le loro regole, che impongono sudditanza estrema ad un capo, che impongono un lignaggio preciso, dove le parole dell'imperatore e del suo stuolo di uomini di fiducia è legge. E la legge non si infrange. Mai.
La forza dei giapponesi, che non abbandonano mai le loro caste, dove i samurai disprezzano i contadini anche quando perdono il loro Signore e sono costretti a diventare dei ronin, dove le donne non si possono accasare per amore ma solo per interesse, dove chi lavora a contatto con sangue e morte è considerato un infimo, un perdente, una nullità.
La forza dei giapponesi, ovvero le spade. La spada. Quella piccola, veloce, che si nasconde perfettamente sotto il kimono. Quella grande, potente, affilata, da portare in spalla come un prolungamento di se stessi. Quelle invisibili, nascoste nelle pipe dei signori, nelle penne dei mercanti e nei ventagli delle geishe.
La forza dei giapponesi, la loro capacità di credere in qualcosa andando al di là della paura, della morte, della vita stessa. Credere in un Dio, non loro ma arrivato da lontano, credere nelle parole di un Messaggero, nelle profezie, nel cielo, nel sole, nel caldo e nel freddo, nell'odio. Nell'amore.

La vita del samurai aveva senso solo nell'obbedire.

Guardò lontano, verso il nemico. Sorrise.
Il passato era alle spalle, e non vale niente.
Il futuro lo aveva davanti agli occhi, in quel porcospino colorato di lance e di bandiere, e gli era nemico.
Il presente lo aveva sotto ai piedi, ed era l'unica cosa che contava.

Leggetelo.
Ma preparatevi al colpo.

PS: sappiatelo, questa lettura è diventata automaticamente il mio terzo libro preferito in assoluto!

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