sabato 21 novembre 2015

Quaderni giapponesi

E' raro che io legga fumetti, o meglio: è raro che io legga graphic novel. I manga è già più facile che passino tra le mie mani, ma i fumetti italiani fatico un po' a leggerli, vuoi per le storie o vuoi per la grafica vera e propria - al contrario di mio papà che ha una libreria piena zeppa tra Tex Willer, Blueberry e Comanche.
Ma quando sabato scorso, in libreria, ho visto questo, non ho potuto non portarlo a casa.

Quaderni giapponesi
Igort, l'autore di questo romanzo grafico, racconta i suoi anni trascorsi in Oriente. Lui, autore europeo legato ad un certo tipo di tradizione e di lavoro, dovrà confrontarsi con un altro mondo, diverso dal nostro. Un mondo fatto di letti a pavimento che durante il giorno spariscono negli armadi, di ragazze-geishe dalla schiena ricurva, di uomini d'affari che con quelle ragazze-geishe ci passano la serata, di notti trascorse a disegnare davanti alla finestra, di stampe decorate appese ai muri, di palazzi importanti meno appariscenti di quanto uno si immagini. Un mondo fatto di ciliegi in fiore, di passione, di amore, di tristezza, di malinconia, di gratitudine, di rispetto. 
Di tradizione.

Come ho detto prima, non potevo non portarlo a casa questo libro. Non ci ho pensato due volte: era lì, sullo scaffale, nascosto in mezzo ad altri volumi, e poco dopo era tra le mie mani, nei miei occhi, con il suo profumo tra le mie narici.

Certo, ami il Giappone, era ovvio l'acquisto penserete voi.
Ma quanto vi sbagliate questa volta!
Io del Giappone conosco la posizione geografica, so che la capitale è Tokio, ho delle bellissime bacchette personalizzate col mio nome - in caratteri giapponesi - regalatemi dalla mia amica Nuvolette, e so che ad Okinawa era nato il Maestro Miyagi di Karate Kid.
La mia cultura giapponese finisce lì: è lacunosa, purtroppo.

Quindi perchè diamine lo hai acquistato? vi stare chiedendo.
Perchè ho un amico che ha una cultura giapponese al di fuori della norma, e io ho una curiosità senza pari. Perchè tramite lui ho scoperto che le bacchette si chiamano hashi, che ad Okinawa - oltre che doverla ricordare per la battaglia della Seconda Guerra Mondiale - c'è una scuola di Aikido, che la tradizione zen che aleggia nel paese è quasi palpabile in alcune zone, che i ciliegi in fiore hanno una tradizione millenaria che va al di là delle fotografie che ci propinano su internet o che l'amore in Giappone può lasciare senza parole.

Non so se consigliarvi la lettura di questo libro.
Perchè non troverete le risposte alle domande che vi sorgeranno spontanee durante la lettura.
Perchè è un viaggio intimistico in un paese lontano, diverso da noi.
Perchè, a volte, non tutte le cose vanno raccontate.
Ma solo immaginate. O percepite.

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