venerdì 13 novembre 2015

L'amico immaginario

Altro libro letto grazie al gruppo delle staffette.

L'amico immaginario
Max, bambino autistico, viene aiutato nelle normali attività quotidiane da Budo, il suo amico immaginario: con lui gioca, parla, si diverte, va a scuola. Un giorno però, Max scompare nel nulla: l'unico presente durante il rapimento è proprio Budo. Mentre la polizia comincia le ricerche interrogando tutti gli insegnanti a scuola e tutti i famigliari, Budo dovrà trovare un modo per salvare il suo amico.
Riuscirà Budo a trovarlo? Riuscirà a far capire agli adulti dove si trova? Riuscirà a salvarlo?
Tra rapporti improbabili, tenerezze infinite e cattiverie gratuite, la storia di una amicizia che va al di là dei confini materiali conosciuti.

Come ho scritto nel fondo di copertina del libro stesso, capisco perfettamente che la storia tratti un argomento - quello dell'autismo - difficile da gestire, difficile da riportare, difficile da rendere semplice.
Capisco anche la scelta di raccontare il tutto tramite gli occhi immaginari di Budo, assoluto protagonista. Il 90% dei bambini ha avuto, nei primi anni di vita, un amico immaginario, e quindi la loro presenza è fondamentale per capire i loro pensieri, i loro sogni, le loro vite.
Capisco persino la scelta di quel personaggio come cattivo della storia. Era il più plausibile, quello a cui tutti normalmente avremmo pensato. I cattivi d'altronde sono sempre accanto a noi, ci girano attorno, ci controllano e quando meno ce l'aspettiamo escono allo scoperto.

Non capisco però il finale.
Affrettato, manca un pezzo della storia: che fine fa il cattivo? Che motivazioni aveva per fare ciò che ha fatto (in parte si capisce, ma in parte andrebbe spiegato)? Che conseguenze avrà sulla sua vita? Come reagiranno gli adulti vicini a Max?
Inutile, soprattutto l'epilogo. Non mi spieghi alcuni passi importanti ma ti perdi a scrivere quattro righe senza senso. Un'uscita di scena che non serviva, visto come era finita la storia principale.

Per non parlare delle lungaggini descrittive, delle spiegazioni del tipo lui fa questo, lei fa questo, l'altro fa questo o del linguaggio in alcuni punti troppo semplicistico ed in altri troppo complicato, usato a volte a sproposito.

Raggiunge la sufficienza per il rotto della cuffia, e si salva solo per la simpatia di Osvald.
Chi è Osvald?
Leggete il libro e lo scoprirete!

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