giovedì 17 settembre 2015

Io sono il drago

Faccio una premessa: ho avuto la fortuna di leggere in anteprima - prima della stesura finale e della pubblicazione - questo romanzo. Anzi, a dir la verità l'avevo persino letto a pezzi, proprio durante la fase di scrittura. Ma, sebbene conosca l'autore e il protagonista della storia sia uno dei miei commissari preferiti, cercherò di essere super partes.

Io sono il drago
Torino è nota a tutti per essere una città misteriosa, magica, plumbea, oscura. Nei sotterranei del centro cittadino, nascosti da sguardi indiscreti, per anni si sono alternati esorcisti e religiosi, demoni e santi.
Il commissario Castelli si ritroverà così a dare la caccia ad un Esorcista, un serial killer le cui prede sono i miracolati, coloro che il destino ha voluto, in passato, salvare da una fine tragica.
Tra preti che non possono parlare per via del segreto confessionale, psichiatri che aiutano i pazienti malati e vittime che per anni trascinano i propri corpi sperando di sopravvivere alla vita, l'assassino riesce a scappare, a nascondersi, a mimetizzarsi. Ma Castelli non perde tempo, e indagine dopo indagine riuscirà a fermare il colpevole. Ma siamo sicuri che il destino abbia fatto la mossa giusta?

Il ritmo iniziale del libro è incalzante, la descrizione di quello che le vittime hanno passato rende bene l'idea e si ha l'impressione di essere stati al loro posto. Nella parte centrale invece il ritmo rallenta, ma ci sta: segue il corso delle indagini, che sembrano non avere via d'uscita e che siano tutte dirette a dei vicoli ciechi. Poi il ritmo riparte, fino alla svolta finale: il colpo di scena risveglia in pieno i sensi del lettore!

La mia impressione personale?
Castelli ormai lo conosco, quasi anticipo le sue mosse. Ma stavolta non mi ha tenuto il passo, io l'assassino l'avevo individuato ben prima di lui, e avevo quasi anche trovato il movente. Certo, mi mancavano tutti i passaggi intermedi, ma almeno io avrei evitato altre vittime. Ma Castelli aveva una scusante, la sua amica Georgine era in pericolo ed era mentalmente distratto.

Se lo consiglio?
Si, è un romanzo ben fatto con una trama avvincente. Il filo logico degli eventi tiene il passo e non ci si perde in inutili divagazioni.
Peccato per qualche refuso ancora presente - in un paio di occasioni ho avuto dei brividi lungo la schiena!

E se non conoscete ancora il commissario Castelli, rimediate!

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