martedì 28 luglio 2015

La mia prigione

Prometto: per un po' staccherò dai libri seriosi e mi darò a qualcosa di più leggero.
Anche perchè sono io la prima a dire che certi argomenti vanno presi - letti - con le pinze.

La mia prigione
Come dice il sottotitolo del libro, storia vera di un poliziotto a Palermo.
Ex poliziotto, ex dirigente del Sisde, capo della mobile di Palermo, capo della sezione siciliana della Criminalpol, Bruno Contrada si ritrova accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ovvero accusato di intrattenere rapporti coi mafiosi e di passar loro notizie riservate.
Le prime voci su di lui cominceranno a girare nel 1992, e la sentenza definitiva lo porterà a passare 10 anni dietro le sbarre.
Ma dove è la verità? Contrada era davvero colluso con la Mafia o dietro a queste accuse infamanti si celano manovre dello Stato per far sparire un personaggio scomodo?
Dalla lunga intervista del protagonista alla giornalista Letizia Leviti non risulterà un vero od un falso, ma scaturiranno domande che, ognuno di noi, si dovrebbe porre almeno una volta nella vita.

E' difficile dire chi abbia veramente ragione, se Contrada quando si proclama innocente o lo Stato Italiano quando lo sbatte dietro le sbarre, negandogli persino gli arresti domiciliari.
Contrada era un uomo tutto d'un pezzo, un poliziotto ligio al suo dovere e con un'intelligenza superiore alla norma. Aveva, per lavoro, un giro di conoscenze, di informatori, di collaboratori che non sempre erano dalla parte giusta della barricata, ma non lo si può accusare di cattive amicizie. Forse - ma fino a che punto può essere considerata una colpa? - si è fidato di uomini sbagliati, ha parlato con uomini di poca fiducia o semplicemente si è lasciato scappare qualche notizia di troppo.
Vero è che, se sei un uomo di questo calibro, forse forse non dovresti parlare così liberamente con tutti, forse forse alcune notizie dovresti tenertele per te, forse forse non tutti quelli che ti stringono la mano sono tuoi amici e dovresti saperlo.

Sta di fatto che la Corte Europea, per questo caso, ha condannato l'Italia prima per non avergli concesso gli arresti domiciliari nemmeno davanti ad evidente stato di malattia, poi l'ha obbligata a risarcirlo in quanto all'epoca dei fatti (anni 1979-1988) il reato di cui Contrada era accusato non era ancora ben chiaro nel nostro ordinamento.

Ovvero: non dico che non abbia colpe, semplicemente all'epoca forse non era reato.
Della serie: trovato il danno, trovata la soluzione.

L'uomo di Stato ne è uscito, seppure in malo modo.
L'uomo dello Stato è rimasto incastrato e distrutto.
E' la vita? No, è l'ingiustizia con il manto della giustizia.

1 appunti di viaggio:

Auryn ha detto...

"l'ingiustizia con il manto della giustizia" è una delle cose più orribili a mio parere...