mercoledì 18 marzo 2015

Un anno dopo

Altro libro letto grazie alle letturine. Anzi, visto che sono a casa con l'influenza - dannazione a me che a causa della cura che sto facendo non posso curarmi praticamente con nient'altro! - l'ho praticamente divorato in circa 6 ore, pausa pennichella compresa.

Un anno dopo
L'11 settembre, quel famoso 11 settembre, Kyle era al posto sbagliato nel momento sbagliato: si trovava in una delle Twin Tower, per una riunione organizzata all'ultimo momento. Nell'altra torre, a poca distanza da lui, c'era anche Siobhan, la ragazza che l'aveva lasciato poco tempo prima, la ragazza che da poco aveva avuto un bambino.
Sarà compito di Cat, sorella di Kyle, ritrovare quel bambino, sapere in che mani crescerà, sconvolgendo la propria vita per ricordare al meglio quella del fratello. Aiutata da un figlio poco più che ragazzino, un padre 80enne ex Marine con una nuova compagna - e con tanti problemi di cuore - scaverà fino nelle viscere di quella tragedia per dare una famiglia, la giusta famiglia, al piccolo Ian.
E se la vita non avesse finito di riservare sorprese alla famiglia Miller?

Sinceramente, leggendo la quarta di copertina, mi aspettavo una storia completamente diversa, molto più incentrata sull'11 settembre.  Invece la tragedia americana c'entra, ma relativamente: è la motivazione per cui un fratello viene a mancare, e la scusante per far sì che tutta la sua famiglia si metta alla ricerca del piccolo. Ma, detto tra noi, fosse morto per un incidente stradale o durante una rapina, forse sarebbe stata la stessa cosa.

La lettura mi ha dato, però - sebbene in certi momenti stessi delirando a causa della febbre - ben due spunti di osservazione:
1 - il legame tra i due fratelli
2 - il senso di appartenenza alla nazione
Per il primo punto non mi pronuncio, io per mio fratello non muoverei nemmeno mezzo dito, figuriamoci smuovere mari e monti per cercare un figlio che, prove alla mano, nemmeno si è sicuri che sia suo.
Per il secondo punto, invece, come già detto più volte tra le righe di questo blog, invidio a cuore aperto gli Americani per questo loro legame con la Nazione. L'11 settembre è stato un attentato al loro mondo, al loro cuore, i loro ragazzi partono quasi bambini per difendere - o difendere a priori attaccando, ma questo è tutto un altro discorso - una nazione che tutt'ora vive grazie ai loro sogni.
Non sto dicendo che siano giuste o sbagliate le guerre che fanno, non sto dicendo che siano giuste o sbagliate le scelte che alcuni giovani fanno, non sto dicendo che sia giusto o sbagliato un certo fanatismo nazional-popolare. Sto dicendo che noi italiani non muoviamo un dito per noi stessi, per i nostri vicini, per i nostri concittadini, figuriamoci per la nostra nazione. Cantiamo Fratelli d'Italia muovendo solamente le labbra perchè la maggior parte di noi nemmeno sa le parole, come pretendiamo di uscire da una crisi se continuiamo a guardare di sottecchi chi ci è vicino?

Detto questo, salvo il libro per la citazione vascorossiana messa in copertina: un disegno che dia un senso a ciò che un senso non ha.

Voglio trovare un senso a questa storia
anche se questa storia un senso non ce l'ha.
Senso - Vasco Rossi

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