lunedì 21 luglio 2014

Spingendo la notte più in là

Prima di partire con la mera recensione e con i miei pensieri sparsi su questo libro, devo giustamente fare degli appunti per voi lettori, al fine che comprendiate al meglio ciò che mi è passato per la testa:
1 - il romanzo l'ho comprato d'istinto, entrando in una libreria dove non avrei dovuto entrare - in teoria ero in giro per saldi - ma, memore del post di Nuvolette, non ho potuto lasciarlo lì sullo scaffale
2 - sono nata negli anni '70 a Milano, e mio malgrado sono cresciuta portandomi dentro parte di quelli anni, gli anni di piombo: i miei genitori, soprattutto mia mamma, me ne parlava spesso, non nascondendomi nulla di tutto quell'orrore
3 - quando da bambina mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande, mentre tutte le altre compagne di classe rispondevano la ballerina, io senza battere ciglio dicevo la poliziotta
4 - ormai quasi 20 anni fa, nell'età che per molti adolescenti è quella della stupidera, io compilai i moduli per l'ammissione nell'esercito. Sono stati molti, troppi, i motivi per cui poi non spedii mai la domanda, ma la conservo ancora compilata e firmata dentro un cassetto

Spingendo la notte più in là
Mario Calabresi, figlio del noto commissario ucciso dalle Brigate Rosse nel 1972, racconta, tramite aneddoti, interviste, ricordi riesumati dal cassetto della memoria, la vita della sua famiglia. La vita di tutte le famiglie vittime del terrorismo, vittime degli attentanti, famiglie a cui è stato strappato un elemento ritenuto scomodo. La vita dei sopravvissuti a quegli anni, sopravvissuti al dolore, all'ipocrisia, alle falsità che in alcuni casi ruotano attorno.
Gli anni di piombo donarono agli italiani stragi, bombe, assassini, manifestazioni di lotta, urla sui giornali e foto nascoste. Gli anni di piombo donarono agli italiani morti, vedove, orfani, figli che non conobbero mai dei padri, mogli a cui strapparono i mariti. Gli anni di piombo sono la polizia, sono le Brigate Rosse, Lotta Continua, Milano, Roma, Torino, Bologna. Pistole e proiettili, agguati e fallimenti, omicidi e suicidi, verità e falsità.

La lettura di queste pagine l'ho dovuta interrompere più volte. Più volte ho dovuto chiudere il libro e tirare un profondo respiro. Più volte ho dovuto contare fino a 10 prima di ricominciare.
Perchè io credo nelle istituzioni, credo nella giustizia, credo nello Stato che deve proteggere i propri figli dai nemici interni, credo in uno Stato che non manda allo sbaraglio i propri sottoposti.
Ma tutto quello che ho letto andava contro le mie credenze.

C'è stato uno Stato che non ha difeso a spada tratta il commissario Calabresi.
Ci sono state istituzioni che hanno elevato ad eroi i vari Sofri, Bompressi e Pietrostefani, donando loro targhe e riconoscimenti.
Ci sono state istituzioni che non potevano elevare ad eroe i vari poliziotti caduti durante il servizio, altrimenti avrebbero infranto gli ideali di talune persone.
Ci sono state associazioni, le Brigate Rosse, Lotta Continua, Rifondazione, che per degli ideali hanno tolto la vita a chi faceva il proprio mestiere, ed ora sono lì, alla televisione, intervistati ed ammirati da gente che di quegli anni non conosce nulla - e nulla vuole conoscere.

Ho chiesto ai miei cosa ricordassero di quel giorno, di quel 12 dicembre 1969 a Milano, quando piazza Fontana divenne il centro della strage. All'epoca la mia famiglia abitava accanto all'ospedale Niguarda, e mia mamma ricorda le ambulanze, le sirene, le gazzelle che sfrecciavano davanti casa. Non sapeva cosa fosse successo, ma capiva che qualcosa di grosso aveva sconvolto la città. Qualcosa di grosso aveva sconvolto la vita di ognuno di noi.

[...] ho cercato di vaccinarvi dall'accidia, dall'odio, dalla condanna a essere vittime rabbiose. Questo non significa essere arrendevoli o mettere la testa sotto la sabbia. Significa battersi per avere verità e giustizia e continuare a vivere rinnovando ogni giorno la memoria. Fare diversamente significherebbe piegarsi totalmente al gesto dei terroristi, lasciar vincere la loro cultura della morte.
- Gemma Calabresi

Ed ora io mi chiedo: la mia credenza nelle istituzioni non è diminuita, non si è lasciata influenzare dalla malafede di alcuni personaggi. Ma con che coraggio posso ancora guardare nei loro occhi?

PS se volete dedicarmi ancora un attimo del vostro tempo, se volete dedicare ancora un attimo del vostro tempo alla Storia, ascoltate qua.

5 appunti di viaggio:

nuvolette ha detto...

Felice che ti sia piaciuto. Fa riflettere molto e ed è scritto davvero bene. Zingaretti ne ha fatta una versione con dei brani recitati che si ti capita meritano proprio!

MagicamenteMe ha detto...

In rete invece ci dovrebbe essere uno speciale La7 condotto da Antonello Piroso con ospite Calabresi che racconta in prima persona.

❤ Bida ❤ ha detto...

Io di quella strage ho un ricordo indelebile e forte, anche se non l'ho vissuto in prima persona...ma che mi fa gelare il sangue ogni volta che leggo/sento dell'accaduto: il racconto di mio padre che, quella mattina, per pochi minuti è scampato alla strage...

Marina ha detto...

Bella recensione!
Sai bene, che il nostro è un Paese contraddittorio, pieno di intrighi e interessi personali: l'importante è avere una coscienza civica.

Patalice ha detto...

una pagina del nostro paese che abbiamo l'obbligo di non chiudere assolutamente.
il libro l'ho visto mille volte in libreria ma non l'ho mai preso, tu mi hai persuasa al contrario