sabato 19 luglio 2014

Se chiedi al vento di restare

L'avevo detto che mi stavano arrivando quasi tutti insieme alcuni libri delle staffette, vero? Ecco, questo al momento è l'ultimo pervenutomi.

Se chiedi al vento di restare
Agata, figlia del fabbro dell'isola, è additata da tutti come portatrice di malocchio in quanto la madre morì dandola alla luce. Ma lei si rimbocca le maniche, non dà peso alle malelingue e trova lavoro come lavapiatti presso l'unica osteria del paese.
Un giorno, per far contento il direttore del carcere isolano, inventa una salsa dal gusto straordinario. Peccato che questo invece che portarle l'ammirazione degli altri abitanti, le porti ancora più dicerie alle spalle in quanto accusata, dalle comari paesane, di voler rubare i mariti altrui.
Sarà l'incontro con Dumitru, circense invitato sull'isola per i festeggiamenti del santo patrono, a cambiare la vita della giovane Agata ed a far sì che venga poi guardata con occhi diversi.

La storia, ammettiamolo, c'è. Con una trama del genere probabilmente si sarebbe potuto scrivere anche un tomo invece che un libro di poco più di 200 pagine. I personaggi son ben caratterizzati, la tenacia e la testardaggine di Agata si notano fin dalla prima pagina, così come la tranquillità e la perseveranza di Dumitru compaiono appena se ne pronuncia il nome.

Però.
Però non mi è piaciuto, e la colpa - ahimè - è stato solamente del modo in cui è scritto. In alcuni punti ho fatto fatica a capire la continuazione della storia, sebbene la trama fosse semplice e ben delineata. Ma non ce la facevo proprio: lo stile narrativo in più di un'occasione mi ha fatto inciampare. E' vero, l'ho terminato comunque in un paio di giorni, ma son 200 pagine, mica un tomo alla Miserabili!

Peccato, l'idea iniziale c'era: è lo stile che si è perso durante lo sviluppo.

Per vivere, c'è bisogno di un sogno.
- Dumitru

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