venerdì 4 luglio 2014

La ragazza delle arance

Eccomi alle prese con un altro libro staffettaro: ormai il gruppo delle Letturine funziona decisamente bene!

La ragazza della arance
Oslo, nel cuore freddo della Norvegia. Georg è un ragazzino di circa 15 anni che, di punto in bianco, si ritrova tra le mani una lettera scritta dal padre, mancato improvvisamente ormai 12 anni prima. Quella lettera è l'unica cosa che, al momento, lo lega alla figura paterna: i ricordi che ha sono troppo sbiaditi, e quel poco che ogni tanto riaffiora alla mente è grazie ai filmati girati quando era bambino.
Ma cosa racconta quella lettera? Cos'è che il padre teneva che lui conoscesse direttamente dalla propria voce e non tramite altre persone?
Georg farà così la conoscenza della ragazza delle arance, una giovane studentessa d'arte che anni prima rapì il cuore del padre, portandolo fino ai limiti della gioia più pura. Ma, soprattutto, si troverà davanti ad una domanda, la domanda per la vita, a cui deve assolutamente trovare una risposta.

Ho letto i commenti di chi lo ha letto prima di me, e sono costranti: o è piaciuto tantissimo o è stato considerato un librettino. Il mio giudizio sta nel mezzo.

Mi fossi approcciata a questa storia quando ero adolescente, quando vivevo nel magico mondo dell'amore eterno e degli sguardi languidi - ecco che la mia cinicità viene prepotentemente fuori -, probabilmente avrei adorato la ragazza delle arance, avrei avuto il cuore a mille durante certi sguardi, durante certi sfioramenti di mani.

Purtroppo invece mi sono avvicinata a questa storia alla mia veneranda età. Non posso dire che non mi sia piaciuto, anzi, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è tutt'altro rispetto alla trama principale. E' tutto nell'ultima pagina - o in tutto il libro, se vogliamo guardarlo con occhi esterni: chiedi a tua madre o tuo padre come si sono incontrati, forse hanno una storia emozionante da raccontarti. Chiedi a tutti e due perchè non è detto che raccontino esattamente le stesse cose.

Ecco, l'ho fatto. E ora, come ha fatto il padre di Georg col figlio, ve ne renderò partecipi.

Milano, estate 1964.
Mia mamma (Giovanna), all'epoca non ancora maggiorenne, era impiegata contabile in una ditta di abbigliamento, in zona Niguarda. Mio papà (Luigi), già adulto e con un certo fascino, faceva il camionista e spesso consegnava o ritirava i pellami e le stoffe con cui, proprio in quella ditta, confezionavano paltò.

Mia mamma era carina, ma non aveva mai avuto un fidanzato - se non un certo Ciro, che le regalò anche un anello, segno del suo amore, rifiutato categoricamente dalla Giovanna quando capì che quel gesto indicava un matrimonio .. peccato, l'anello era carino, ma a 6 anni cosa volete che ne capisse una bambina di gioielli e matrimoni!. Dicevo, non aveva mai avuto un fidanzato: in tanti le avevano chiesto di uscire, di andare a ballare o di andare a bere un chinotto. No, la sua riposta era sempre no.

Mio papà era un farfallone, ogni porto una donna, ogni fabbrica una impiegata, ogni angolo un'amica. Nessuna era riuscita a mettergli il guinzaglio, e anche quelle poche che avevano avuto l'onore di essere invitate a pranzo a casa erano state poi clamorosamente scartate.

Ghe provi mì! sfidò così i suoi colleghi il nostro caro Luigi. Tanto, dentro di lui, sapeva benissimo che avrebbe avuto un no in risposta - e quindi in cuor suo era più che tranquillo.
Uè Giangy, ti va un chinotto ed un cinemino stasera? chiese spavaldo.
Eccerto che mi va il cinemino con te Luis.
Eccolo. Fregato, Blindato. Conquistato.

La sera stessa il Luigi si presentò sotto casa della Giovanna per potarla al cinema.
Si presentò ovviamente col camion, l'unico mezzo di trasporto a sua disposizione.
Sùn col tir le disse in milanese, sperando che lei cambiasse idea.
Tranquillo, gò sù i calzùn e fò mia fatiga a salir rispose lei.
Eccolo. Fregato, Blindato. Conquistato.

Altro che sfregamento di mani.
Altro che occhiate languide.
Altro che sussurri alle orecchie.
Altro che parole dolci.

Per conquistare una donna, nella mia famiglia, serve un camion.

4 appunti di viaggio:

Auryn ha detto...

Assolutamente fantastico!
Dovresti scrivere "La ragazza delle stoffe" :-D

Strawberry ha detto...

IOìo ho amato La ragazza delle arance per le atmosfere e l'idea di un padre che parla con il figlio nonostante non possano essere più insieme... e forse, sì, ci vuole un atteggiamento meno "cinico" per apprezzarlo appieno...

Bella la storia dei tuoi, la adoro...

Federica ha detto...

l'avevo letto da adolescente ma non mi ricordo molto più del libro, se non che mi era piaciuto molto.

Mi è piaciuta un sacco la storia della tua famiglia

Princesse P ha detto...

tua mamma, tra pizzini e calzun, è ormai il mio modello ispiratore!!!