sabato 12 luglio 2014

Il gusto proibito dello zenzero

Altro libro, altra staffetta: in questo periodo me ne stanno arrivando praticamente uno dietro l'altro.
Ben venga, così mantengo le mie letture in allenamento!

Il gusto proibito dello zenzero
Seattle, primi anni '40. Henry, giovane cinese, fa amicizia con Keiko, nipponica. Entrambi i ragazzini, nati su suolo americano, vengono derisi dai compagni di scuola a causa del colore della loro pelle.
La famiglia di Henry, nazionalista cinese, come la maggior parte degli americani mal vede i giapponesi, entrati in guerra dalla parte sbagliata. Mentre la Seconda Guerra Mondiale miete vittime su vittime fregandosene della nazionalità o della forma degli occhi, nei moderni Stati Uniti i giapponesi vengono rinchiusi in campi con l'accusa di essere spie. Henry dovrà così decidere se continuare ad amare l'affascinante Keiko e sovvenire agli ordini paterni, o vivere la sua vita da cinese fedele alla sua nazione.
Anni dopo, quando tutto il mondo ha solo un flebile ricordo di quegli anni, un'agghiacciante verità vedrà la luce del sole.

Ammetto la mia ignoranza: io del popolo cinese e del popolo giapponese, purtroppo, non conosco granchè. Non conosco le loro storie - di Re e Repubbliche, di città conquistatrici e paesi conquistati - e men che meno, nuovamente purtroppo, conosco a fondo la loro partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale. Ahimè, a causa di parenti lontani so molto di come si svolse la guerra in Europa, ma per il resto buio assoluto.

Quel poco che so è dovuto alla mia cultura da nerd:
- il Maestro Miyagi, in Karate Kid, racconta la sua gioventù ad un giovane Daniel La Russo: nato in Giappone e trasferitosi in America, fu recluso anche lui in uno di quei campi, firmò anche lui un patto di fedeltà con gli americani e successivamente partì reclutato nell'esercito statunitense per combattere il suo stesso popolo, e ne tornò vincitore
- Bruce Lee, nato in america e figlio di genitori cinesi, tornò da bambino nella loro terra natìa proprio nel periodo in cui era sotto attacco nipponico, e la prima parte del documentario dedicato alla vita del noto attore narra proprio quel periodo

Quindi ora vi chiederete: ma il libro ti è piaciuto oppure no?
Sì, in parte questo libro mi è piaciuto, perchè mi ha dato la possibilità di colmare alcune mie lacune storiche, di vedere con occhi diversi quel periodo e di non soffermarmi solamente alle morti che colpirono l'Europa, ma di andare oltre. L'amicizia ed il sentimento tra Henry e Keiko è poi talmente tenero e dolce che, anche per me che sono insofferente a certe smancerie, è d'obbligo emozionarsi in alcuni punti della storia. Per non parlare del rapporto nuovo che si instaura tra Henry ed il figlio Marty: so perfettamente quanto, a volte, sia praticamente impossibile riuscire ad instaurare un dialogo con alcuni genitori, ognuno chiuso nei propri ideali e nelle proprie convinzioni.

In parte no, il libro non mi è piaciuto. Il finale frettoloso mi ha lasciato un po' (tanto) di amaro in bocca.
Vero è che l'autore non aveva nulla in più da aggiungere - ammettiamolo, il finale è quasi scontato - ma concludere una bellissima storia in quante? 30 pagine? 40? No, forse l'autore avrebbe potuto entrare maggiormente anche in quel punto della storia e non chiudere così, troncando anche una buona parte di sentimenti.

La speranza dà la forza di affrontare tutto.
- Henry

PS ve lo posso dire che, quando ho votato su Anobii il libro, ed in automatico è stato pubblicato anche il tweet, l'autore stesso lo ha inserito tra i suoi preferiti?!? Yeah!

4 appunti di viaggio:

Federica ha detto...

A me era piaciuto molto... io ho visto diversi film su Pearl harbor ma mai mi ero chiesta se c'erano dei giapponesi negli stati uniti e che cosa fosse successo loro. Io lo farei lwggere a scuola

Strawberry ha detto...

Anche a me era piaciuto molto, lo avevo anche recensito sul blog... è una storia molto delicata, che racconta particolari non sempre conosciuti della guerra ma che mette in tavola anche argomenti come il razzismo e la discriminazione... credo sia una bella lettura, ma condivido la parte del finale frettoloso, anche se ormai l'autore aveva detto tutto quello che c'era da dire...

nuvolette ha detto...

Io ho fatto fatica a partire, invece, poi sono andata di slancio. Nemmeno io avevo idea dell'esistenza dei campi per giapponesi in America. Sul finale ho delle perplessità. Forse più che frettoloso lo definirei poco marcato, forse mi sarei aspettata un incontro in piena regola, ma tutto sommato alla fine ho condiviso la scelta dell'autore.

Ele781 ha detto...

L'ho iniziato un paio di volte ma sempre abbandonato dopo qualche pagina.
Magari ci riprovo...:)