sabato 5 aprile 2014

Volevo solo averti accanto

Piccola premessa: questo romanzo l'ho letto grazie alla partecipazione alla mia prima staffetta letteraria.
Invitata da Nuvolette - che non aveva dubbi sulla mia passione per la lettura - ora faccio parte di questo gruppo: si inizia a leggere un libro e poi ce lo si spedisce vissuto.
Prima o poi mi proporrò anch'io come testa della staffetta: vi immaginate che bello veder tornare il libro pieno di pensieri, di sottolineature, della stessa vita delle altre lettrici?

Volevo solo averti accanto
Ben Solomon, ebreo sopravvissuto all'inferno della guerra, ha un solo scopo: smascherare Elliot Rosenzweig. Secondo Ben, infatti, il benefattore della città di Chicago non è chi dice di essere, bensì Otto Piatek, il macellaio di Zamosc, spietato soldato nazista.
Con l'aiuto di Catherine, giovane avvocato in crisi d'identità, e Liam, investigatore privato senza scrupoli con una passione proprio per Catherine, dovranno dimostrare al mondo intero quello che affermano.
Riusciranno a trovare qualche prova, qualche fotografia, qualche documento, scartabellando le scartoffie americane, tedesche e polacche? Riusciranno a trovare qualche testimone ancora in vita che possa dar peso alla loro dichiarazione?

Ci ho impiegato 2 giorni per leggerlo. Due giorni in cui questo libro mi ha letteralmente rapita, letteralmente fatta immergere nel suo mondo. E se pensate che normalmente non è questo il genere di letture che scelgo, potete ben capire come siano stati necessari alcuni giorni poi per rifletterci sopra - ma d'altronde lo stesso effetto lo avevo avuto con questo.

Ho adorato questo libro non solo per la scrittura, veloce semplice e lineare, senza troppi fronzoli e senza troppe storpiature; non solo per la parte dedicata alle indagini, con gli interrogatori, le ricerche, i lampi di genio degli avvocati e le mezze truffe degli indagati. Ma l'ho adorato soprattutto per la parte centrale, e principale, della storia: il racconto di Ben sulla guerra, di quello che hanno vissuto gli ebrei, di come sono stati trattati, umiliati, derisi, picchiati, uccisi.

Non preoccupatevi, non farò ora una filippica sulla strage degli ebrei per volontà del pazzo Hitler, non ci provo nemmeno. Al contrario, vi racconterò cosa mi è passato per la testa mentre leggevo quelle pagine.
Ho ripensato a mio nonno Aldo, il padre di mia madre, carabiniere 35enne, che è stato spedito in Africa insieme agli eserciti italiani e tedeschi. Il nonno Aldo, quello che è partito perchè obbligato ed è tornato convinto che la loro missione fosse giusta, che le idee di quel leader che stava a Berlino fossero corrette. Talmente convinto che quando è tornato non era più lo stesso: mia nonna non lo riconosceva più, la sua violenza e la sua testardaggine non facevano parte dell'uomo di cui si era innamorata.
Ho ripensato al mio bisnonno Gioacchino, il nonno di mia madre, fotografo 50enne, che è stato richiamato obbligatoriamente alle armi ed è stato spedito, come fotoreporter, sul fronte russo. Il bisnonno Gioacchino, che è partito obbligatoriamente ed è tornato sconvolto, convinto che la loro missione fosse errata, che tutti quei morti - siano essi ebrei, tedeschi, italiani o russi non importava - non valessero il gioco che voleva giocare quel leader che stava a Berlino. Talmente convinto di ciò da rivolgere tutto quell'amore che ancora il suo cuore aveva sui propri nipoti, mia madre e mio zio.
Ho ripensato al nonno Romeo, il padre di mio padre, che non è partito per la guerra ma che ha continuato la sua battaglia qua, a Milano, aiutando i partigiani, aiutanto i ribelli, aiutando chiunque volesse mettere un freno a quel leader che stava a Berlino.

Ho ripensato a loro durante la lettura, mi sono ripassati nella testa i racconti riportati da mia madre, le fotografie che mia nonna teneva in un cassetto, le storie che racconta mio padre. Ed è grazie a questi 3 uomini, così completamente diversi tra loro, così completamente agli antipodi tanto quasi da cozzare se messi scritti nero su bianco sullo stesso foglio, eppure così completamente complementari tra loro, se ho potuto vivere appieno la storia di questo libro, se ho potuto vivere appieno la violenza che traspare attraverso quelle righe, il dolore, la sofferenza, la paura che emergono da quelle pagine e che, nella realtà, hanno cambiato la vita di uomini, donne, bambini.
Hanno cambiato il mondo.

Come si fa a dormire con queste colpe? Volevo domandargli come fa a dormire la notte con le grida di migliaia di innocenti che gli urlano nella testa. Ma tanto sapevo già la risposta.
- Ben Solomon

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