mercoledì 9 aprile 2014

Per dieci minuti

Ero curiosa di leggere questo libro, un po' perchè mia mamma è abbonata alla rivista dove lei tiene La posta del cuore, un po' perchè Nuvolette e Strawberry l'avevano recensito in maniera completamente diversa.

Per dieci minuti
Chiara Gamberale, scrittrice di alcuni libri famosi e di alcune rubriche su riviste altrettanto patinate, viene lasciata dal marito: una telefonata da Dublino basta a chiudere una storia durata 18 anni.
Chiara entra quindi in crisi, e grazie alla sua psicologa inizia un gioco, che è più una sfida con se stessa: ogni giorno, per un mese, deve trovare 10 minuti di tempo per fare qualcosa che non ha mai fatto in vita sua. Si passa quindi dallo smalto rosa shocking al suonare il violino, da mandare sms a sconosciuti al cucinare pancake, dall'iscriversi in palestra al chiedere semplicemente come stai? a qualcuno che ci è sempre accanto.
E' così che, alla fine, Chiara ritroverà veramente se stessa.

Ora, non è certamente un libro da premio Pulitzer nè tantomeno da recensione ossequiosa. E' un libretto che si legge velocemente - io l'ho fatto in un paio di pomeriggi - e che non pretende niente di più che questo: essere letto.

Però, come diceva benissimo Nuvolette all'inizio del suo post, è arrivato in un periodo in cui, anch'io, mi sento un po' come la Chiara protagonista. Mi ritrovo in un momento della vita in cui sono spaesata, in cui ho perso improvvisamente il mio punto di riferimento, il bastone che mi reggeva durante il cammino, l'appiglio a cui mi aggrappavo non solo quando ne avevo veramente bisogno, ma anche quando semplicemente non sapevo dove guardare. Mi ritrovo in un momento della vita in cui ero abituata a ragionare con noi e d'improvviso devo ragionare con io.

E allora il libro cade a pennello, non perchè ora io debba seguire passo passo quello che c'era scritto, ma al contrario proprio perchè mi ha dato la conferma che, come sto reagendo io in questi mesi, è la soluzione migliore per far sì che diventi io il mio bastone, io il mio appiglio. Non sto facendo il gioco dei 10 minuti, ma se ci ripenso bene sono tantissime le cose che sto facendo e che, in realtà, prima non avrei mai fatto. O meglio: prima non avrei mai fatto da sola. Mi sono iscritta in palestra, vado a pranzo nei miei ristoranti preferiti, frequento un corso di inglese insieme a perfetti sconosciuti, mi sono persino offerta volontaria per aiutare gli organizzatori della festa del paese, per non contare il fatto che mi sono unita a gente mai vista per bere un caffè.

Perchè anche se il libro non è certo un saggio, nè sicuramente era questa l'intenzione dell'autrice, l'idea di fondo è più che corretta: la prima persona da amare siamo noi. Il noi che tanto abbiamo pronunciato in passato non doveva per forza di cose essere un io + te, ma semplicemente un io + me stessa.
E se ci sto riuscendo io, credetemi: è più facile di quel che possa sembrare!

O dentro o fuori: se stai sulla porta blocchi il traffico.

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