mercoledì 27 agosto 2008

Tour della Croazia - 1^ parte

Eccomi qua, un po' più stanca ma un po' più abbronzata rispetto a quando sono partita, pronta a rendervi partecipi dei miei viaggi, dei miei spostamenti, di ciò che i miei occhi hanno visto, le mie orecchie sentito e il mio cuore provato.

Quest'anno i fantastici quattro, ovvero io Riccardo Luca e Laura, sono partiti alla volta della Croazia, dividendo equamente le due settimane a disposizione tra visite itineranti e mare.

Partenza da Ancona, dove siamo arrivati dopo un viaggio estenuante durato quasi 10 ore, assetati, accaldati, stremati, ma impazienti di conoscere la nostra guida turistica locale, "affittata" per l'occasione: la blogger Francy!


Sulla scalinata del Passetto: Luca, Riccardo, Katiu e Francy


Ci ha scarrozzato, ci ha mostrato luoghi anconetani, ci ha donato parte della sua vita in poco tempo. E ci ha pure avvisato che il porto di Ancona non è il massimo dell'organizzazione. Francy, avevi perfettamente ragione!

Dopo un viaggio notturno in traghetto, siamo sbarcati a Spalato (Split) e ci siamo immediatamente diretti verso l'entroterra nord, intenzionati a visitare una delle zone più affascinanti del paese: il Parco Nazionale del Plitvice, a Plitvicka Jezera.


Una delle tante cascate all'interno del parco

Acqua cristallina che sembra quasi impossibile possa esistere, trasparente, fredda, immobile.
Cascate rumorose, chiassose, schiumose, che uniscono questi laghi (5 per la precisione) posti a diverse altitudini.
Natura, alberi, fiori, foglie che si muovono sotto il tocco leggero del vento, mai invadente, mai fastidioso.
Azzurro acquoso che si confonde con il blu del cielo, verde degli alberi che si mimetizza tra il cristallìo dell'acqua. La natura, ogni volta, ti sorprende, creando giochi di luce che paralizzano il cuore.

Poi la nostra visita si è spostata sulla costa, dove tutto è più vitale, più sanguigno. Le case che affittano appartamenti e camere (sobe) sono ovunque, e per chi come noi è partito senza prenotare nulla, trovarne una libera non è difficile. Un consiglio solo: valutate bene dove decidete di alloggiare, potreste ritrovarvi in camere un po' .. grezze, se così si può dire ..

Comunque, il nostro viaggio prosegue, e dopo una breve sosta sulla costa della zona del Quarnaro, all'altezza di Barci Draga, proseguiamo per Zadar (Zara).


La piazza del comune di Zadar


Zadar è una città un po' strana. Il centro, o Stari Grad (città vecchia), è prettamente turistico, tutto pulito, tutto bianco lucido. Ombrelloni, bar, ristoranti, gelati, fotografie, cartoline. C'è di tutto per accontentare il turista, ogni desiderio può essere accontentato senza problemi.

Ma c'è un parte di città, nascosta, che ha ancora un'enorme ferita aperta. Al di là del ponte pedonale, dove vivono le persone, dove gli uffici lavorano, le macchine viaggiano, la gente fa la spesa e i bambini vanno scuola. Ecco, al di là di questo ponte, i cuori sono ancora feriti. La guerra è finita, 10 anni e poco più sono passati dall'ultima bomba, dall'ultima mitragliata. Ma le case sono lì a ricordartelo, con i loro fori sui muri, i loro balconi spezzati e i loro vetri infranti.

E se tutto questo a qualcuno può sembrare di poca importanza, può non suscitare alcunchè, vi racconto cosa i nostri occhi hanno visto durante il viaggio, nell'entro terra.

Cimiteri ai caduti, sparsi ovunque lungo le strade, con poche croci e dei mucchietti di sassi. Fiori freschi sui loro cari, per non dimenticare, per non lasciare che niente vada perduto.
Bunker sui monti, mimetizzati tra gli alberi, tra i massi di questa terra brulla e in alcuni tratti inospitale. Per nascondersi, per scappare, per salvarsi.
Campi minati, non ancora del tutto liberati. Un cartello, che indica di fare attenzione, pena la morte.

Noi in viaggio, coi salviettoni per il mare e gli occhiali da sole, in mezzo ad una terra ferita nel profondo.


Tramonto sulla spiaggia di Pirovac


Il nostro viaggio è ripreso, col cuore un po' più ricco e gli occhi un po' più stanchi, e siamo giunti a Pirovac, cittadina prettamente turistica sulla costa meridionale nella zona di Sibenik. Qua ci siamo ricaricati, rilassati, abbronzati. Abbiamo messo per un attimo da parte le tristezze viste e abbiamo riempito i nostri sguardi di colori, di giochi di luce che il sole, assieme al mare, ci regalava. Impegnati a leggere, nuotare e giocare a Magic (fase di stap, fase di mantenimento, fase di acquisizione, attacco, vinco!) non ci accorgiamo di come il tempo voli, di come le lancette dell'orologio girino senza sosta. E' ora di ripartire, direzione Drvenik.


Il porticciolo d'imbarco di Drvenik


E' da questo paesino, nella zona di Makarska, che ci siamo imbarcati per l'isola di Hvar, dove avremmo passato la seconda settimana. Stipati fino ad occupare ogni singolo centimetro del traghetto, col vento tra i capelli e il sole negli occhi, siamo partiti.

Carichi di vita, di speranza e di allegria, col cuore un po' più pesante per quello che ha visto e con i pensieri un po' più intasati, ci allontaniamo dalla costa. La costa croata, terra di sole, di mare, di vento, di turismo e di guerra.

2 appunti di viaggio:

Maffy ha detto...

Posti meravigliosi! Mi è rimasto nel cuore il Parco di Plitvice... pensa che quando sono andata io (nell'88, prima della guerra) i laghetti erano molti di più, una decina circa, tutti andati distrutti! Quando poi è iniziata quella sciagurata guerra, le notizie che arrivavano dai vari TG raccontavano di depositi di armi e munizioni nel Parco di Plitvice... e poi della loro distruzione.... mi piangeva il cuore...
A parte questo tutta la costa è veramente meravigliosa...

Maurizio ha detto...

la troppa natura a me fà male