lunedì 9 giugno 2008

L'arte della felicità

Il Dalai Lama


Per il mio compleanno mi è stato regalato un libro, "L'arte della felicità", scritto a quattro mani dal Dalai Lama e dal dr. Howard Cutler. Come mio solito, io personalmente leggo tutti i libri che mi vengono donati, indipendentemente che siano del mio genere preferito oppure no. Perchè? Perchè credo che in ogni dono sia nascosto qualcosa della persona che l'ha fatto, e soprattutto dai libri credo si possano capire molte cose della persona che ci ha pensato nel momento dell'acquisto.

Non è stata una lettura semplice. Sicuramente veloce, ma non certo semplice. La domanda che percorre tutte le pagine del libro è cosa serve per essere felici?

Il proposito del libro, tratto da lunghe chiacchierate tra il Dalai Lama e il dr. Howard, è proprio quello di farci capire, di spiegarci, di farci comprendere, come dovrebbe cambiare il nostro atteggiamento verso la vita, come dovremmo porci verso gli altri per far sì che il nostro obiettivo, ovvero la felicità, sia sempre più vicino e raggiungibile.

Per come la vedo io, o per lo meno come la vedo ora, alcuni consigli e alcuni insegnamenti sono facilmente attuabili, o forse con un po' di impegno e perseveranza potrebbero essere realmente fattibili. Altri, sempre per come la vedo io, o soprattutto per come sono fatta io ora, sono forse più semplici a dirsi che a farsi. O semplicemente ci vorrebbe la costanza, e soprattutto la convinzione, di voler cambiare in quel preciso modo.

"Credo che il modo di percepire l'intera vita incida sul nostro atteggiamento verso il dolore. Se per esempio la nostra visione generale è che la sofferenza sia negativa e vada evitata ad ogni costo, che sia insomma un indice di fallimento, aggiungeremo una netta componente psicologica d'ansia e intolleranza alla nostra reazione quando ci imbatteremo in circostanze difficili: avremo la sensazione di essere sopraffatti. Se invece la nostra visione generale è che il dolore vada accettato in quanto parte naturale dell'esistenza, saremo senza dubbio più tolleranti verso le avversità".

"I problemi non sussistono per l'eternità".

"Evitare i problemi non li fa scomparire".

Quante volte anche io mi sono detta, mi sono ripetuta, che i problemi non si risolvono da soli. Ecco, una strada da percorrere per giungere alla mia felicità è proprio quella che mi insegna ad affrontare i problemi per quello che sono, ovvero attimi di crisi, attimi di tristezza o attimi nefasti da prendere così come vengono, perchè la vita ce li ha messi lungo il cammino. Non serve cambiare strada, aggirarli o far finta che non esistano, perchè comunque loro rimangono lì, finchè non li si affronta a cuore aperto, a viso duro.

La vita d'altronde è fatta proprio di questo. Di strade lineari, rette, lisce, magari costeggiate da fiumi per dissetarci durante il cammino o da enormi alberi sotto cui riposarci. Ma ci sono anche strade sterrate, fangose, tortuose, ricche di dossi da superare e ponti da attraversare. Bisogna solamente capire qual'è l'obiettivo da raggiungere. Trovarlo, stanarlo, metterlo alla luce del sole e raggiungerlo. Non è detto che la strada lineare sia quella giusta, sicuramente sarà la più semplice, ma priva di soddisfazioni personali. Mentre la strada tortuosa ci porrà sì degli ostacoli, ma farà anche in modo che, alla fine, saremo sicuramente più felici di noi stessi.

C'è solo un argomento tratto nel libro che, ora come ora, non mi trova d'accordo. O per lo meno, come ho accennato prima, non mi trova preparata ora ad un mio cambiamento. La compassione e il perdono.

Il Dalai Lama dice che, nel caso qualcuno ci faccia del male, volontariamente od involontariamente, bisogna affrontare la situazione provando a mettersi nei panni di chi ci ha fatto un torto. Perchè comunque, a voler ben guardare, è probabile che quella persona abbia fatto certe azioni, o detto certe parole, perchè seguiva il suo percorso di ricerca alla felicità. O semplicemente perchè in quel momento gli sembrava il modo migliore per essere felice.

Sarà un mio difetto, sarò fatta male, non lo metto in dubbio. Ma io non riesco, o forse è meglio dire che non voglio, provare a perdonare. Posso provare compassione, quella sì. Ma la posso provare per un animale ferito, maltrattato, ucciso ingiustamente. La posso provare per dei bambini affamati, picchiati, abbandonati. Ma non posso, non voglio, provarla per gli essere umani, perchè credo che ognuno abbia un cervello e che lo possa usare. Le azioni sono dirette conseguenze dei pensieri. Quindi non voglio provare compassione, e tanto meno provare a perdonare chi, con le proprio azioni, mi ha fatto del male. Per come sono fatta ora, il perdono non rientra nelle mie scelte.

Posso amare, posso gioire, posso piangere, ridere, sorridere, rammaricarmi, arrabbiarmi, sorprendermi e soddisfarmi. Ma non posso perdonare. Al momento, il mio io non me lo permette.

Posso fare un'altra cosa però, che il mio cuore invece mi permette di fare, e che spesso e volentieri è mio solito fare. Ringraziare.

Quindi ringrazio chi, donandomi questa lettura, mi ha permesso di confrontarmi con me stessa, di pensare al mio modo d'essere attuale e al mio eventuale modo d'essere futuro.

7 appunti di viaggio:

sweet candy ha detto...

Bello!
Certo non sempre è facile perdonare, ma secondo me è sempre bene provarci, purtroppo o per fortuna l'essere umano non è fatto solo di razionalità, c'è anche il cuore, l'istinto e l'anelito a fare ciò che ci fa stare bene e certe volte questo porta a far soffrire o ferire chi ci sta vicino. Quello che voglio dire è che non sempre l'agire è preceduto da un'analisi razionale delle conseguenze, talvolta si ferisce senza volerlo...

Barbara ha detto...

Io penso che il perdono dipenda sempre da cosa ha fatto una persona.
Sono d'accordo con te che certe persone non possono essere perdonate, le persone che uccidono. Io non ci riesco, non lo voglio fare.
Per il resto mi è capitato di perdonare delle persone che mi hanno fatto molto male, che mai avrei pensato di risentire, di rivedere... Il tempo aiuta, aiuta sempre. Io perdono, ma non dimentico

Katiu ha detto...

Il perdono, per me, è una "cosa" che le persone si devono guadagnare. Non parlo di perdonare un lieve torto, uno scherzo o una lieve mancanza di rispetto. In quel caso perdono .. anzi no, in quel caso sono proprio indifferente a quello che è successo.
Parlo di perdonare chi ti ha ferito l'anima, chi ha preso il tuo cuore e lo ha fatto a pezzi. Quelle sono le persone che non riesco a perdonare.
So che sbaglio, ne sono cosciente. E so anche che dovrei cambiare, dovrei mutare in meglio. Ma come ho già detto, ora il mio "io" non mi permette di farlo. Sarà per il rancore che porto??!!??

Barbara ha detto...

è come il gatto che si mangia la coda, il perdono guarisce le ferite provocate dal rancore, ma se continui a provare rancore non riesci a perdonare...
Cmq ognuno agisce per quello che sente dentro..

Anonimo ha detto...

...la compassione ed il perdono sono alla base della filosofia Buddhista..senza queste non si può iniziare un cammino verso l'illuminazione...il Dalai Lama, ovviamente, parla di questo...il perdono visto da un Buddhista è senz'altro diverso...ogni azione presente è influenzata dal karma di una vita passata..questo vuol dire che "chi viene ucciso" ha commesso azioni altrettanto cruente e abiette nella passata esistenza..ora non aggreditemi per quello che ho appena scritto...è scritto in 2 righe (nel Buddhismo esistono circa 80.0000 libri!!!), e soprattutto non pretendo che lo capiate...e neanche che lo appoggiate...l'arte della felicità per il Dalai Lama si può riassumere in pochi concetti più semplici per i non Buddhisti (e quindi per la maggior parte degli occidentali): cercare di limitare odio, avidità, ignoranza...provate a pensarci..l'odio comprende intolleranza, rabbia...l'avidità porta a voler sempre di più spesso a scapito degli altri (o perchè li sfavoriamo di proposito o perchè non li aiutiamo presi dalla nostra "scalata")...l'ignoranza include il "non sapere"...odiare diverse culture pur non conoscendole rientra in questa circostanza. Chiudo dicendo che avete omesso una cosa: a parte i principi il Dalai Lama dice e sottolinea che non si può pensare di ricercare la felicità in 2 gg...lui è 60 anni che viene educato da monaco Buddhista e non ha ancora terminato il suo cammino. Dal canto mio ciò che ho scritto è perchè mi riguarda, sono Buddhista, ho intarpreso quella strada tempo fa...ed i risultati si vedono..palpabili...ma ci vuole pazienza..non si cambia come dal giorno alla notte in poco tempo! E soprattutto...solo se si è veramente intenzionati a farlo...bisogna essere sinceri con se stessi..perchè comunque porta a delle rinunce questa scelta. Scusate se sono stato prolisso...ma in confronto agli 80.000 e più libri.. :) Buona vita! Mirko

Katiu ha detto...

Che dire .. come tuo solito hai perfettamente ragione.
Non si cambia da un giorno all'altro, e non si deve pretendere che questo cambiamento avvenga in poco tempo.
E' un lungo cammino, che porta sicuramente verso la felicità, ma ci vuole l'impegno, e la sincerità con se stessi, di volerlo affrontare.

IVY ha detto...

Katiu, io sono come te! Se ho rabbia e rancore nei confronti di una persona non riesco a perdonare! Forse è vero a volte non ci provo nemmeno .. ma sono fatta così.
Come dice Mirko è un cammino che bisogna intraprendere in modo coscente! Ed io come te probabilmente non ne sono pronta!