venerdì 30 maggio 2008

Pioggia

Ormai quanti giorni sono che piove? Piove, piove, e non accenna a smettere. Siamo al 30 di maggio e sembra di essere a febbraio. La gente in questo periodo si aspetta infradito, fiori, caldo, gonnellini svolazzanti e occhiali da sole. In realtà si ritrova ombrelli, maglioncini di cotone, scarpe autunnali e acqua. Tanta acqua.
La Dora Riparia a Bussoleno

In Piemonte ormai sono 15 giorni filati che non smette un attimo. In Piemonte. Il "mio" Piemonte, la mia seconda terra, la mia futura casa. I danni nelle province di Torino e Cuneo sono stati parecchi, persone ci hanno rimesso la vita, altre le case, altri ancora semplicemente hanno continuato come nulla fosse.

I murazzi a Torino allagati dal Po

La terra si sta ribellando. L'abbiamo sfruttata per anni, per secoli, stravolgendone il clima, adattando il suo mantello alle nostre necessità, cambiando i venti in nostro favore e riducendo fiumi, mari e oceani per farci spazio, perchè non ne avevamo più abbastanza di nostro. E ora si è ribellata, ci sta dichiarando guerra. Prima lo tsunami nell'oceano indiano, poi il terremoto in Cina, passando per il ciclone del Myanmar e per i tornadi americani.

Ponte Bologna a Torino con il fiume Dora Riparia


Ma quando il maltempo attacca terre a noi vicine, a me vicine, la paura che sale è tanta.

L'allarme generale a Torino è lievemente sceso, la piena della Dora in città non ha fatto grandi danni e il Po è straripato nei soliti punti allagando locali costruiti a livello fiume. Ma la preoccupazione, la mia almeno, rimane.


Il Castello del Valentino a Torino allagato dal Po


Tanti dicono che l'allarmismo generato in questi giorni è eccessivo, che comunque la città è tranquilla, non c'è nessun rischio. Certo, in provincia i danni ci sono, ma solo al rientro del bel tempo si potrà fare con certezza il conto di quanti sono. Solo allora le famiglie evacuate potranno rivedere quel che resta delle loro case. Solo allora i campi potranno tornare a respirare, le colture a crescere e gli animi a vivere.

L'esondazione a Villar Pellice

Ma la pioggia non cessa a smettere. Non ci vuole dare tregua, non ci vuole fare respirare un attimo, non ci vuole tranquillizzare. Il sole non esce, lo attendiamo, lo bramiamo, lo invochiamo. Ma lui rimane lì, nascosto dietro le nuvole, a godersi lo scempio.

Il cielo piange. Piange le nostre vittime, piange per i nostri danni, si dispera per le nostre inondazioni. Ma soprattutto, piange per sè stesso, per la sua terra e il suo calore. Piange al pensiero di tutto quello che noi abbiamo fatto.

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