Venerdi' sera ennesimo (ed ahime', ultimo) concerto della stagione.
Io e la mia prode compagna di avventure Laura siamo andate questa volta ad assistere allo spettacolo degli inglesi Muse.
Il palco quasi centrale, tre enormi colonne ricche di luce. La musica inizia, i riflettori si accendono, e loro compaiono: come tre enormi statue sul piedistallo ecco che si presentano al pubblico, ormai in visibilio.
Nulla e' lasciato al caso. I colori seguono le parole delle canzoni, i fasci luminosi battono il tempo e Dominic, Matt e Christopher sono praticamente perfetti. Non viene sbagiata una nota, nessun accordo stonato, la voce sempre praticamente perfetta.
Da Uprising a Resistance, da Supermassive Black Hole a Hysteria, da Undisclosed Desires a Starlight fino a Unnatural Selection, per concludere con Knights of Cydonia. Rock e lentezza, pogare e saltare, ascoltare meravigliati e applaudire fino allo sfinimento. Tutto come dovrebbe essere, ovvero perfetto.
Proprio cosi': tutto perfetto. Forse, anzi sicuramente, troppo perfetto.
Pochissimi accenni di coinvolgimento del pubblico, un saluto iniziale e quattro parole di ringraziamento alla fine. Tutto qua, nessun applauso richiesto, nessuna parola spesa a spiegare, a raccontare, a far vivere la loro emozione a noi.
Sono inglesi, glaciali, freddi, emotivamente asociali.
Ma assolutamente perfetti.


















